Doggree Magazine n° 1 - Approfondimento 3

"Possiamo farli salutare?"
È una domanda che sento spesso durante le passeggiate con Athos.
A volte arriva quando siamo ancora a diversi metri di distanza. Altre volte quando i due cani sono ormai faccia a faccia. E qualche volta arriva troppo tardi, quando entrambi sono già in tensione.
Con Athos ho imparato una cosa importante.
Ci sono giorni in cui osserva un altro cane, si avvicina con curiosità e in pochi secondi inizia un gioco. Altri giorni, invece, rallenta, gira leggermente il corpo e preferisce proseguire senza fermarsi.
Per molto tempo ho interpretato quei comportamenti come capricci.
Oggi so che erano comunicazione.
Ed è proprio questo il motivo per cui ho voluto inserire questo argomento nel primo numero di Doggree Magazine.
Perché una buona convivenza tra cani non nasce dalla fortuna.
Nasce dalla capacità delle persone di capire ciò che il proprio cane sta cercando di dire.
Ogni volta che un episodio di aggressione finisce sui giornali, il dibattito si concentra quasi sempre sulla razza.
È comprensibile.
La razza è facile da raccontare.
Molto più difficile è spiegare cosa accade nei minuti che precedono un conflitto.
Secondo il Ministero della Salute, la prevenzione delle aggressioni non dipende soltanto dalle caratteristiche del cane, ma soprattutto dalla corretta gestione da parte del proprietario, dalla conoscenza del comportamento animale e dalla capacità di prevenire situazioni di rischio.
Il vero cambiamento culturale consiste proprio in questo.
Passare dalla domanda: "Di che razza è?"
alla domanda:
"Cosa sta cercando di comunicare?"
Quando due persone si incontrano, iniziano a parlare.
I cani fanno qualcosa di diverso.
Prima ancora di avvicinarsi stanno già osservando:
L'American Society for the Prevention of Cruelty to Animals (ASPCA) sottolinea che molti comportamenti interpretati come "improvvise aggressioni" sono in realtà preceduti da una lunga sequenza di segnali di comunicazione spesso ignorati dalle persone.
Questo significa che il conflitto, nella maggior parte dei casi, non nasce all'improvviso. Nasce quando nessuno ha colto i segnali che lo precedevano.
Molti proprietari pensano che basti tenere il cane al guinzaglio per garantire sicurezza.
In realtà il guinzaglio è soltanto uno strumento. La differenza la fa come viene utilizzato.
Un guinzaglio costantemente in tensione può limitare la comunicazione naturale tra i cani, impedire movimenti di evitamento e aumentare il livello di stress.
La Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (FNOVI) ricorda che il benessere comportamentale passa anche attraverso una gestione che permetta al cane di esprimere comportamenti naturali in condizioni di sicurezza.
Uno degli errori più comuni è credere che una coda che si muove significhi automaticamente felicità.
In realtà il linguaggio del corpo è molto più complesso.
Secondo l'IAABC, riconoscere i segnali di disagio prima che il cane si senta costretto a reagire è uno degli strumenti più efficaci per prevenire i conflitti.
È una delle convinzioni più diffuse: "se socializza tanto, sarà più bravo."
In realtà la socializzazione non significa interagire con qualunque cane. Significa poter scegliere.
Così come noi non sentiamo il bisogno di fermarci a parlare con ogni persona che incontriamo, anche un cane può preferire proseguire la passeggiata. Rispettare questa scelta non significa renderlo meno socievole.
Significa rispettare la sua individualità.
📏 2–3 metri
Una maggiore distanza iniziale tra due cani consente di osservare meglio i rispettivi segnali e riduce la probabilità di interazioni forzate. (Buona pratica comportamentale suggerita da molti educatori cinofili; non è una soglia universale.)
👀 Prima osserva, poi avvicinati
Le decisioni dovrebbero basarsi sul linguaggio del corpo del cane, non sulla razza o sull'età.
🦴 Il cane comunica continuamente
Postura, ritmo della camminata e orientamento del corpo sono informazioni preziose, spesso molto più affidabili di un semplice movimento della coda.
🤝 Il proprietario è parte dell'incontro
Ogni interazione coinvolge sempre almeno quattro soggetti: due cani e due persone.
Quando abbiamo immaginato Doggree, non volevamo creare un'app per far incontrare il maggior numero possibile di cani.
Volevamo creare uno strumento capace di favorire gli incontri giusti. Perché un incontro positivo non si misura in minuti trascorsi insieme. Si misura da come entrambi i cani si sentono quando si allontanano.
La tecnologia può suggerire un luogo, mettere in contatto due persone, raccontare una storia. Ma la qualità dell'incontro dipende sempre dalla capacità di osservare, ascoltare e rispettare il cane che abbiamo accanto.
È questo il tipo di comunità che immaginiamo.


La prossima volta che incontri un altro cane, prova a non chiederti subito:
"Possiamo farli giocare?"
Chiediti invece:
"Cosa mi sta dicendo il mio cane in questo momento?"
Forse rallenta. Forse guarda. Forse cerca distanza. Forse è curioso.
Qualunqu e sia la risposta, concedigli il tempo di comunicarla.Perché la migliore passeggiata non è quella con più incontri. È quella in cui il tuo cane si è sentito compreso.